STRADA DEL VINO DOC DELLA MURGIA CARSICA

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Descrizione:  
La strada dei vini DOC della Murgia Carsica, nasce nel 1998 con un preciso obiettivo, valorizzare uno dei territori più belli e meno conosciuti della nostra Puglia.
Il vino come legame ideale che accompagnerà il viaggiatore è, di fatto, solo un pretesto, una buona scusa, un invito all'avventura nella storia, nella cultura, tra le bellezze naturali ed i tesori di archeologia che questa terra nasconde gelosamente.
La strada intende essere una porta spalancata per i navigatori che sono in cerca di posti incontaminati, lontani dalla pazza folla, dove tutto è ancora genuino, dove l'enogastronomia è il fedele specchio della tradizione, dove l'ambiente è intatto, dove basta uscire e passeggiare per sentire e respirare secoli di storia.
Un modo nuovo di rivolgervi il più antico dei saluti: "BENVENUTO VIAGGIATORE! BENVENUTO NELLA OSPITALE MURGIA PUGLIESE".
C/o Comune di Gravina di Puglia
Via Vittorio Veneto, 12
70024 Gravina di Puglia (Ba)
Tel 080 3259111 – 080 3265865
Fax 080 3269026
E-mail: murgiadelvino@tiscali.it
Sito web: www.murgiadelvino.it
Contatto: Presidente Beniamino D’Agostino
Itinerari:  

Gli itinerari della strada dei vini doc della murgia carsica si snodano lungo un’area che, pur non essendo estremamente ampia, tocca una molteplicità di paesi e di tradizioni.
Per dare il giusto risalto a ciascuno di essi la strada ha elaborato ben 9 itinerari possibili che tra delizie gastronomiche e manufatti dell’artigianato locale vi condurranno in un viaggio interessante ricco di storia, e curiosità.
1) Castellana e Putignano, grotte e carnevale
2) I fornelli di Noci
3) Il castello di Gioia del Colle e le cipolle di Acquaviva
4) Cassano Murge e Santeramo in Colle
5) I forni e l’arte di Altamura
6) Gravina
7) Poggiorsini, Spinazzola, Toritto
8) Grumo e Sannicandro, Adelfia e Rutigliano
9) Conversano e Turi, Sammichele e Casamassima
Castellana e Putignano,Grotte e Carnevale
Inizia da Castellana Grotte il nostro itinerario nella Murgia carsica, il vasto altopiano dai suoli calcarei che in questa località offre straordinari scenari creati dalle erosioni naturali, in particolare dal corso di un fiume sotterraneo. Il complesso carsico delle grotte di Castellana è uno dei più ampi d’Italia, e la sua scoperta, nel 1938, convinse gli abitanti della cittadina a cambiarne il nome in Castellana Grotte.
Il percorso di visita al sito – circa tre chilometri tra andata e ritorno – si snoda attraverso caverne e voragini dai nomi evocativi (Grave, Grotta nera, Cavernone della civetta, Corridoio del serpente, Piccolo Paradiso, Grotta Bianca, probabilmente la più bella), ricche di stalattiti, stalagmiti, fluorescenze d’alabastro, laghetti sotterranei. Le grotte, massima attrattiva della località, sono a un paio di chilometri dal paese, al quale vale comunque la pena di fare una puntata, magari per vedere gli altari barocchi all’interno della secentesca chiesa di San Francesco d’Assisi.
Putignano, prossima tappa dell’itinerario, è nota per il suo carnevale, il più lungo d’Italia: inizia infatti il 26 dicembre con le “Propaggini”, festa religiosa che rievoca la traslazione delle spoglie di Santo Stefano da Monopoli a Putignano, per concludersi nei giorni del Carnevale vero e proprio. Durante le “Propaggini”, gruppi di poeti estemporanei declamano in vernacolo versi satirici all’indirizzo degli amministratori e dei personaggi più noti della comunità cittadina.
Secondo la tradizione popolare la festa risalirebbe al 1394, secondo altri addirittura a riti dionisiaci.
Mentre sono ancora in vita altri rituali tradizionali come quelli della Festa dell’orso (2 febbraio), dell’Estrema Unzione (lunedì grasso), del Funerale del carnevale (martedì grasso), le manifestazioni di maggior richiamo sono le sfilate di gruppi mascherati, nelle ultime tre domeniche e il martedì grasso.
Al di là delle manifestazioni carnevalesche, Putignano offre motivi di interesse in ogni stagione, all’interno delle poderose mura e delle torri circolari elevate sul finire del 1472, che in parte ancora cingono la città. Piccole e belle chiesette come quella della Madonna di Costantinopoli o quella di Santo Stefano, il Convento delle Carmelitane, soprattutto la Chiesa di San Pietro, meritano la visita, come pure il Palazzo del Balì, con la bella collezione Romanazzi Carducci, donata dal principe al Comune perché diventasse Museo Civico.
A meno di un chilometro dal centro abitato, lungo la statale per Turi, è poi senz’altro da vedere la Grotta del Trullo, che fu la prima grotta in Puglia a essere valorizzata turisticamente, già nel lontano 1935.
I fornelli di Noci
Il viaggio attraverso i sapori e i colori della Murgia carsica fa ora sosta a Noci, località ricca di tradizioni gastronomiche e sede di diversi caseifici artigianali presso cui acquistare eccellenti latticini. Ci piace ricordare come descriveva la cittadina Mario Soldati, in occasione del suo passaggio all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, nel suo Vino al vino: «Nella notte fresca e profumata, sotto un cielo di stelle quasi alpestre, bastano, a ricordarci che siamo in Puglia, le bande bianchissime dei muretti che fiancheggiano d’ambo i lati la strada: e di là da questi muretti, le distese regolari e soffici degli uliveti, appena visibili, appena un po’ grigie, appena un po’ meno scure del cielo. Procediamo a rilento, e cominciamo a notare, stupitissimi, il curioso risalto e la straordinaria frequenza delle macellerie. Ce n’è una ogni sei o sette case, una ogni cento passi: ciascuna sfolgora di luci e candide piastrelle, ciascuna, accanto o sopra la porta, ha in bella mostra un grande avviso a lettere cubitali: Fornello Pronto».
La densità non è più quella ricordata da Soldati, ma la bella tradizione dei “fornelli” si mantiene viva: si tratta appunto di macellerie che, nelle giornate in cui dispongono di maggiore assortimento di carni fresche, espongono all’esterno un cartello (“fornello pronto”) a indicare che nel retro il fornello è acceso, e chi vuole può farsi arrostire i tagli scelti e consumarli a un tavolo.
Noci offre, oltre a una ricca gastronomia, vari motivi di interesse, dalla visita alla Collegiata, al cui interno vale la pena di soffermarsi sul bel polittico cinquecentesco in pietra policroma, al mulino ottocentesco che ospita il Parco letterario dedicato allo scrittore Tommaso Fiore, che racconta la sua terra nel bel Formiche di Puglia. Altro elemento di attrattiva culturale e spettacolare da non trascurare è l’Europa Jazz Festival di Noci, manifestazione di ampio respiro che si svolge a fine giugno e colloca la cittadina murgiana tra le piccole capitali, in una regione peraltro tradizionalmente ricettiva per questo tipo di musica, della musica afroamericana. Suggestiva, nel venerdì santo, è poi la processione del Cristo di Casaboli, realizzato in spessa cartapesta.
Il Castello di Gioia del Colle e le cipolle di Acquaviva
Tappa successiva del nostro percorso è Gioia del Colle, come Noci famosa per gli eccellenti latticini, oltre che per il notevole Castello Normanno-Svevo, che vi apparirà da lontano raggiungendo la località.
Costruito nel 1087 dal normanno Siniscalco d’Altavilla e modificato successivamente da Federico II di Svevia, l’edificio è tra i più belli e indicativi dell’intera regione. La facciata presenta mura imponenti di pietre sporgenti e le due torri superstiti sorgono sulla facciata sud dell’edificio.
Al piano terra è ospitato il Museo Archeologico Nazionale, con ritrovamenti e corredi funebri provenienti dalla zona archeologica di Monte Sannace. L’area, a circa cinque chilometri dal centro immersa nella Murgia barese, è visitabile rivolgendosi al Museo.
Nel centro storico meritano la sosta anche il Teatro Comunale, edificato nel 1841 e restaurato di recente, e la chiesa, originariamente voluta ancora da Riccardo Siniscalco e dedicata a San Pietro, successivamente intestata alla Madonna della Neve.
La chiesa andò distrutta dall’incendio del 1764, venne prontamente ricostruita e conobbe successivi restauri (l’ultimo è del 1971).
Da Gioia proseguiamo per Acquaviva e Cassano Murge. Acquaviva delle Fonti, al centro di una zona ricca di falde acquifere, deve il suo nome alla presenza di sorgenti perenni.
Degno di nota è l’elegante centro storico, con la bella cattedrale del 1100 rifatta in epoca rinascimentale (i leoni del portale maggiore e alcune parti del campanile destro appartengono alla costruzione originaria), una delle quattro Basiliche palatine pugliesi.
Nella stessa piazza dei Martiri sorge l’altro edificio di rilievo, il seicentesco Palazzo del Principe De Mari. Costruito in forme barocche nei pressi di una rocca normanna per celebrare il principe feudatario della città, ospita oggi il Municipio.
Due curiose tipicità del luogo sono la “Festa del pallone della Madonna di settembre”, che si rinnova da centocinquant’anni con la realizzazione di una mongolfiera (la prima volta il pallone volò nel 1848, per festeggiare la nomina a vescovo di Domenico Falcone), e la Sagra del calzone di cipolla con la ricotta forte, a fine ottobre. Per molto tempo la produzione di cipolle (dal caratteristico gusto dolce dovuto anche alla natura dei terreni) è stata una delle caratteristiche dell’economia agricola locale.
Cassano Murge e Santeramo in Colle
Cassano Murge è un piccolo centro, prevalentemente agricolo, che trova un’attrattiva riposante nell’oasi verde della foresta Mercadante, caratterizzata dalla presenza di macchia mediterranea e pietre carsiche. È edificato su di una grotta il santuario della Madonna degli Angeli, mentre il centro storico si articola in una serie di stradine strette e tortuose, non prive di fascino. Interessante, all’interno del santuario, il Presepio in pietra policroma realizzata nel Cinquecento, probabilmente dallo scultore Stefano da Putignano.
Santeramo in Colle, sosta successiva del percorso in direzione di Altamura, deve il nome al culto di Sant’Erasmo, cui è dedicata la chiesa madre, costruita agli inizi del 1700, come testimonia la facciata barocca. Il centro storico, medievale, si raccoglie attorno ai resti di un monastero benedettino e alla chiesa romanica del Carmine.
Oltre al centro, Santeramo è interessante per il paesaggio rurale, la campagna collinare con le belle masserie.
Una festa molto sentita è quella del 2 giugno: la Festa di Sant’Erasmo con cavalcata storica a tarda sera, fuochi pirotecnici e lancio di mongolfiere.
Tra Santeramo e Altamura, di grande interesse archeologico sono i ritrovamenti di impronte di dinosauri, alcune in sorprendente stato di conservazione, nel sito denominato Cava Pontrelli.
I forni e l’arte di Altamura
Un filo conduttore fragrante e primario, necessario e popolare ma anche un po’ esclusivo, in quanto oggetto di devozione locale, vi offrirà lo spunto per visitare Altamura, città federiciana nel suo assetto urbanistico ancora ben visibile, ricca di attrattive, tra le quali una delle più celebri cattedrali della regione.
Il pane di Altamura, celebrato già da Orazio («qui il pane è così buono che il passeggero accortamente suole portarne sulle spalle per il resto del viaggio») ha forma di cappello a falda larga e peso che può variare dai due ai cinque chili e costituisce una prerogativa della cittadina, una meta gastronomica che è anche un percorso nella memoria e nell’identità locale.
Entrare in uno dei diversi forni tradizionali ancora attivi significa respirare lo scorrere del tempo attraverso costruzioni in pietra realizzate nel secolo scorso, con altissime cappe, mura tinteggiate di calce, pale dai lunghissimi manici, ceppi e fascine da ardere, forni dalle enormi pance, capaci di inghiottire anche qualche centinaio di chili di pane.
L’itinerario di visita della città, in posizione dominante sul dorso delle Murge occidentali, cerniera tra le pianure costiere del Barese e gli Appennini lucani, può iniziare da piazza Unità d’Italia, proprio di fronte alla Porta Bari, dove sono ben visibili i resti della cinta muraria medievale. Viale Regina Margherita, che parte dalla piazza, consente di osservare i resti di mura megalitiche risalenti al V secolo a.C.; la chiesa di San Michele alle grotte, sulla sinistra, offre al suo interno apprezzabili affreschi del XIV secolo. Portatevi, a questo punto, sul lato opposto della piazza e, percorrendo la principale arteria della cittadina, il corso Federico II di Svevia che anticamente collegava Porta Bari a Porta Matera, entrerete nella città vecchia. Incontrerete la piazza della Repubblica, le chiese di San Biagio e San Nicolò dei Greci (quest’ultima, in stile romanico, è così chiamata perché fino al ‘600 fu punto di riferimento per la consistente colonia di rito greco presente in città) e, finalmente, raggiungerete il cuore della città, la piazza Angioina dominata dai due leoni in pietra della Cattedrale dell’Assunta.
Costruita nel XIII secolo, sotto il regno di Federico II, fu successivamente modificata a più riprese: sono infatti cinquecenteschi i campanili, impreziositi da cuspidi barocche, è in stile gotico il bellissimo portale, trecentesco l’altrettanto incantevole rosone a quindici raggi.

All’interno si può apprezzare la struttura originaria con le colonne delle navate, i capitelli, le sculture a ornamento di porte e finestre; da non trascurare alcune pregevoli opere d’arte quali la tavola in noce dell’Assunta, il San Paolo di Domenico Morelli, la Maddalena di Francesco Netti. Usciti dalla Cattedrale apprezzerete, sulla vostra destra, la gotica Torre dell’Orologio, la chiesa di Sant’Angelo della Zezula e, di fronte, il Palazzo Melodia.
Dalla piazza vi consigliamo di perdervi, a questo punto, tra i vicoli della città antica, per fare sosta in qualche forno e per osservare i tipici claustri, originali esempi di tipologia urbanistica disseminati nel centro storico: si tratta di una sintesi, peculiare di Altamura, tra il cortile greco e lo stretto vicolo arabo che confluisce in una piazzetta.
Indispensabile è poi la sosta al Museo Archeologico Statale, in via Santeramo, dotatosi tra l’altro di una sezione permanente dedicata all’uomo di Altamura. Nel 1993 fu rinvenuto, nella grotta di Contrada Lamalunga, lo scheletro fossile di un uomo risalente al Pleistocene medio: il ritrovamento ebbe grande importanza per gli studi sui meccanismi evolutivi che hanno portato al ciclo neandertaliano.
Usciti dal centro storico, sulla statale per Bari, da non perdere una visita al Pulo, grande dolina di origine carsica. Diffusi in tutta la Murgia, i puli si presentano come crateri di dimensioni anche notevoli, come quelli prodotti dalla caduta di meteoriti, ma in realtà sono originati dallo sprofondamento della volta di una cavità sotterranea. Il Pulo di Altamura, con la sua profondità di 90 metri, è una delle doline più importanti d’Europa, essendo stata abitata fin dall’epoca neolitica.
Gravina
A questo punto vi consigliamo di raggiungere la vicina Gravina, il cui nome indica, in Puglia, un solco erosivo della roccia calcarea, bagnato dalle acque solo nella stagione delle piogge abbondanti. Edificata sull’orlo di un burrone, Gravina offre diversi motivi di interesse, tra i quali suggeriamo, nel centro storico, la visita alla Cattedrale e al Museo Pomarici-Santomasi, che raccoglie affreschi – bellissimi esempi di arte rupestre
fiorita nei secoli XII e XIII – staccati dalle pareti negli anni Cinquanta.
Le opere, di gusto bizantineggiante, raffigurano cicli di santi greci, guerrieri, eremiti, guaritori, Marie al sepolcro, ieratiche espressioni del Cristo Pantocrator. Il museo, ricco di arredi del XVII e XVIII secolo, ospita anche, nella sala della Peucetia, una raccolta di materiale archeologico proveniente dagli scavi di Botromagno, tra cui belle anfore.
Dopo la visita al museo vale la pena di portarsi sui luoghi di provenienza degli affreschi, vale a dire nell’area delle chiese rupestri lungo il costone del torrente Gravina e degli scavi archeologici di Botromagno. Si tratta di grotte grandi come basiliche – San Michele, ad esempio – o raccolte come un oratorio – la cripta di San Vito Vecchio – che compongono un parco archeologico-ambientale di grande interesse. Federico II elesse Gravina a sua residenza di caccia e vi fece erigere un castello le cui rovine sono visibili sulla sommità di una collina all’ingresso della città.
Poggiorsini, Spinazzola, Torritto
Dopo Gravina, il nostro itinerario si inoltra verso Poggiorsini e Spinazzola.
Il primo dei due comuni è il più piccolo tra quelli dell’Alta Murgia e anche quello di più recente autonomia amministrativa, pur vantando una storia secolare legata ad antichi tratturi che, in qualche modo, anticiparono il percorso della via Appia, grosso modo coincidente con l’attuale statale 97. Tra i luoghi maggiormente evocativi nel territorio comunale di Poggiorsini ci sono il Castello e la Grotta del Garagnone, ormai prossimi a Spinazzola, il complesso rupestre di contrada Grottellini e la vicina Tufara delle Grottellini, ben indicativi dell’antica antropizzazione dell’area.
A Spinazzola visiterete il borgo antico, in posizione dominante sulla cima del colle, edificato in posizione strategica, al riparo del castello, per poter controllare il territorio circostante. Territorio che, dal centro storico ormai poco abitato dopo l’emigrazione degli inizi dell’800 e quella degli anni Sessanta del ’900, vedrete in larga parte dominato dalle coltivazioni di grano, orzo e avena. Sullo sfondo ecco il Vulture: siete ormai al confine con la Basilicata, regione di cui Spinazzola faceva parte fino al 1811 quando, con decreto di Gioacchino Murat, entrò a far parte della Puglia. L’agro comunale si estende fino alla Rocca del Garagnone, ai piedi della quale doveva transitare, con ogni probabilità, la via Appia, e che più volte, in vari documenti, viene citato come castello di Federico II.
Da Spinazzola tornerete verso Gravina e Altamura per raggiungere Toritto, altra località di antichissima fondazione, come risulta dai ritrovamenti di tombe risalenti al IV e al V secolo a.C., in epoca peuceta. La civiltà dei Peucezi, un ceppo degli Japigi che insieme ai Dauni e ai Messapi crearono una tripartizione dell’attuale territorio regionale, testimonia l’origine illirica dei primi abitatori della Puglia.
Feudo normanno nell’anno Mille, poi nella sfera di influenza di Altamura, Toritto conserva il castello, nella piazza centrale, a testimonianza di quell’epoca. Bella, nel centro storico, la via Ettore D’Urso (già Strada dell’oliva dolce), indicativa delle concezioni urbanistiche settecentesche, con ampi marciapiedi sui quali, tradizionalmente, si usa stendere le mandorle al sole.
Grumo, Sannicandro,Adelfia e Rutigliano
Anche di Grumo Appula, che porta il nostro itinerario in direzione della costa barese, sono accertate origini assai antiche: in particolare, nel IV secolo a.C. Grumum batteva moneta. All’epoca gli abitanti del nord della Puglia erano gli Apuli, mentre quelli del sud erano chiamati Calabri: gli Apuli si suddividevano in Dauni (l’attuale provincia di Foggia) e Peucezi.
Come altre località della Murgia, Grumo Appula offre motivi di interesse nel suo territorio rurale, con la presenza di chiese agresti.

Interessante è anche il centro storico, con diversi esempi di barocco pugliese: da Palazzo D’Alessandro alle Chiese del Rosario, di San Francesco, di Monteverde e del Convento, e a Palazzo Scippa.
Sannicandro di Bari ha nel millenario castello l’unico monumento e l’orgoglio della cittadinanza. Le sue origini sono racchiuse nella denominazione dialettale “la vi’ d’ Castiedd”, a indicare una via che oggi si chiama Mezardo ed era praticata già una decina di secoli prima di Cristo. La via era la principale di un antichissimo sito peuceta: Mezardon, che in greco significa “terra fertile”.
Il castello bizantino-svevo che oggi ammiriamo fu costruito sulle rovine dell’antico Castrum Mezardi nel 916 dal generale bizantino Niccolò Piccingli, per la difesa della Puglia dai Saraceni.
La prima peculiarità di Adelfia è nel fatto che l’attuale cittadina riunisce due centri originariamente ben distinti: la normanna Canneto e Montrone, un tempo insediamento di profughi greci. La rivalità tra i due abitati è tale che, fino a non molto tempo fa, era proibito il matrimonio tra appartenenti a diversi “ceppi originari”. Mantenendo questa duplicità, una visita ad Adelfia prevede due distinti centri storici: in quello di Montrone troverete il trecentesco castello Marchesale, decorato con affreschi di pittori di scuola napoletana, e la chiesa di Santa Maria del Principio, del 1086, mentre a Canneto spiccano la chiesa di Maria Santissima della Stella, costruita nel 1086, e la torre normanna. Una curiosità, quasi un primato viticolo: il 70% del territorio rurale di Adelfia è destinato alla coltivazione della vite.
La prossima tappa è Rutigliano, nota per una delle forme di artigianato artistico più originali della regione, i fischietti di terracotta. Dalle abili mani degli artigiani rutiglianesi, un pugno di “terra rosa”, resa teneramente malleabile da poca acqua, si trasforma in un caratteristico manufatto, divenuto oggetto di culto per esperti e collezionisti di tutta Italia.
L’arte di produrre manufatti in ceramica è strettamente legata alla storia e alla natura del territorio rutiglianese, straordinariamente ricco di argilla, come testimoniano i numerosi e preziosi reperti archeologici, dal neolitico all’alto Medioevo, rinvenuti durante le campagne di scavo. Alcuni sono conservati nel locale museo, come un galletto del IV sec. a.C. sormontato da un grazioso puttino, considerato il prototipo degli attuali fischietti. Diverse le botteghe presso cui acquistarne, nelle forme più diverse; a metà gennaio, in prossimità della festa di Sant’Antonio Abate, si svolge la Sagra dei fischietti. Da visitare, a Rutigliano, il citato Museo Civico Archeologico, con materiali che vanno dall’età preistorica al tardo impero e oggetti d’arte medievale.
Conversano, Turi, Sammichele e Casamassima
Conversano, altro centro di rilevante importanza agricola, ha uno dei più bei castelli del territorio interessato dal nostro itinerario: di origine normanna, fu trasformato nel ’600 in dimora nobiliare dagli Acquaviva, fondatori di quella contea. Incantevole il panorama che si può godere dalla piazza antistante il castello; godibile il centro storico, dove passeggiare e fare sosta al Duomo, risalente al XIV secolo: dell’assetto originario conserva la facciata romanico-gotica tripartita.
Da vedere anche la chiesa di San Benedetto, del secolo XI, e quella dei Santi Cosma e Damiano, dal ricco interno barocco a stucchi.
Da non perdere, infine, a Conversano, il ciclo pittorico in dieci tele che raffigurano episodi ispirati alla Gerusalemme Liberata. Dipinto da Paolo Finoglio nella prima metà del Seicento, è ospitato nella sala consiliare del Municipio, nella centrale piazza XX Settembre, ed è visitabile la mattina, dal lunedì al venerdì.
Usciti dalla cittadina, prima di raggiungere Turi vale la pena di fermarsi alla chiesetta romanica di Santa Caterina, sulla via del Capo San Vito. Di grande suggestione e solennità, il mercoledì santo, la rappresentazione della Passione.
Turi, sui primi contrafforti della Murgia, è un centro agricolo di importanza rilevante nel panorama economico provinciale. Il suo borgo antico è una propaggine della Thuriae peuceta, di cui scrisse lo storico Tito Livio quando narrò delle scorrerie in Puglia del Duce spartano Cleonimo, nel 303 a.C. Reperti archeologici trovati nei dintorni della cittadina testimoniano che questi luoghi erano abitati già nel VI secolo a.C.
Il borgo conserva l’aspetto tipico dei piccoli centri mediterranei: case piccole e raccolte, muri bianchi di calce, viuzze strette e lastricate, i caratteristici sottani, retaggi di una civiltà contadina rimasta abbastanza integra. Il primo nucleo dell’attuale Palazzo Marchesale, il più imponente monumento della cittadina, risale al 1068: nato come fortezza normanno-sveva, fu poi restaurato dai Baroni Moles, che lo trasformarono in Palazzo aulico nel 1547.
Ma il monumento più importante di Turi, per le sue irripetibili peculiarità, è la chiesetta di San Rocco.
Costruita intorno al XII secolo, è l’esemplare meglio conservato di edificio sacro, anche nei tipici tetti costruiti con le chiancarelle, che richiamano i trulli. Originale la festa di Sant’Oronzo, che ha luogo ogni anno la sera del 26 agosto e rievoca la liberazione dal contagio della peste, evento risalente al 1656.
Si diceva dell’importanza agricola di Turi, nota soprattutto per alcune varietà di frutta, come ciliegie e percoche: le produzioni cerasicole si basano su varietà di grande pregio, quali la Ferrovia e la Bigarreau, esportate in tutta Italia e in molti paesi europei. La percoca, polposa e di colore giallognolo più chiaro rispetto alle pesche, è invece un ibrido nato dall’incrocio spontaneo tra due varietà di pesco molto diffuse nel territorio.
Da Turi a Sammichele di Bari, che ha il suo simbolo gastronomico nella zampina, insaccato di carne, pomodoro e spezie, da mangiare cotta alla brace. Alla zampina è dedicata, da oltre trent’anni, una delle più seguite sagre provinciali, nell’ultimo fine settimana di settembre. Migliaia di persone affollano le strette viuzze del borgo storico per assaggiare, oltre alla zampina, i ghiemeridde (involtini di fegato e interiora), i latticini, la fecazze a livre (una focaccia di probabile origine serba, condita con olio, sale e origano).
Simbolo architettonico di Sammichele è, invece, il Palazzo Caracciolo, nell’omonima piazza, che ospita tra l’altro il Museo della Civiltà Contadina Dino Bianco, con una interessante documentazione dell’artigianato e della vita quotidiana rurale. Il Castello, costruzione tardo medievale, ha subìto diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli. Di pianta quadrangolare, con quattro bastioni d’angolo, si articola in nove cellule con volte a crociera, sia al primo che al secondo piano, con unica eccezione di quella centrale a piano terra, corte originaria. Da vedere, sempre nel centro di Sammichele, la secentesca chiesa della Maddalena, mentre fuori dal centro abitato meritano una sosta i resti dell’Abbazia di Sant’Angelo in Frassineto.
A Casamassima si conclude il nostro itinerario, facendo sosta nel gradevole borgo storico fitto di viuzze medievali, chiassi (vicoli chiusi), corti e case basse. La sua costituzione risale al secolo VII, attorno a una dimora padronale denominata appunto Casa Maxima.
Si accede al borgo attraverso la Porta Orologio e si possono apprezzare la chiesa matrice, edificata nel Trecento ma più volte rimaneggiata, il Monastero di Santa Chiara, l’Arco delle Ombre (così detto perché un tempo il borgo era poco illuminato e chi vi transitava era munito di lume, per cui da lontano si aveva la percezione di fantasmi in movimento), il Palazzo Ducale.
Fuori dal centro abitato, sulla via per Turi, è la Badia di San Lorenzo, già complesso monastico; sulla via per Acquaviva, dopo Villa Azzone, è visibile un menhir, testimonianza dell’epoca preistorica.
Il Comitato :  
Il Comitato della Strada dei Vini D.O.C. della Murgia Carsica ha il compito principale di gestire, tutelare e valorizzare i vini doc appartenenti alla strada.
Esso si occupa, pertanto, di svariate attività, quali:
-Realizzazione di strutture ricettive presso le cantine socie quali sale di degustazione ed aule per la formazione professionale;
-Realizzazione portale web (attualmente in fase di rinnovo ed implemento);
-Realizzazione museo itinerante della vite e del vino (attualmente di stanza presso il Museo Civico di Gravina in Puglia);
-Realizzazione di un video sulla strada in collaborazione con RAISAT GAMBEROROSSO;
-Realizzazione di una Raccolta di antiche ricette territoriali in collaborazione con il Movimento del Turismo del Vino e di Tirso editore;
-Realizzazione di una Guida alla Strada in collaborazione con Slow Food Editore;-Partecipazione a varie fiere ed eventi di settore quali Vinitaly, Salone del Vino, BIT ecc.

Risulta, dunque, indispensabile una stretta collaborazione tra il Consorzio di Tutela dei vini D.O.C. Gravina e Gioia del Colle, le associazioni di produttori, gli organismi di commercializzazione e le aziende diramate lungo la strada.
In tal modo il vino, pur rappresentando il soggetto intorno a cui ruota tutta l’organizzazione, diventa anche il pretesto per rilanciare il turismo enogastronomico della zona.
Amministrazione Provinciale :  
Provincia di Bari
Lungomare Nazario Sauro, 27
70100 Bari (Ba)
Tel 080 5412111
Sito web: www.provincia.ba.it

Consorzio di tutela :  
Consorzio Vini Doc Murgia Carsica
Via F.lli Cervi, 12
70024 Gravina in Puglia (Ba)
Tel 080 3265865
Fax 080 3269026
Altri soggetti :  
Comunità Montana Murgia Barese Sud Est
III Traversa Via Santeramo, 33
70023 Gioia del Colle (Ba)
Tel 080 3482764
Fax 080 3484506
E-mail: cmmbse@libero.it